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XII Conferenza degli Ambasciatori d'Italia (Roma, Milano, 24-27 luglio 2017)

Data:

07/08/2017


XII Conferenza degli Ambasciatori d'Italia (Roma, Milano, 24-27 luglio 2017)

Discorso dell’On. Ministro in occasione della XII Conferenza degli Ambasciatori “Sicurezza e crescita: le sfide per l’Italia e l’Europa” - Farnesina, 24 luglio 2017

(Fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

Signor Presidente della Repubblica,

Signora Presidente della Camera dei Deputati,

Ministri, Vice Ministri e Sottosegretari,

Onorevoli Deputati e Senatori,

Signora Segretario Generale,

Signore e Signori Ambasciatori,

E’ per me un grandissimo onore dare il benvenuto al Presidente Mattarella. Rivolgo anche un caloroso ringraziamento al mio collega il Ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian, mentre ci raggiungerà nella successiva sessione di questa Conferenza anche il Ministro degli Esteri spagnolo Alfonso Dastis.

La diplomazia, come la politica, è una missione. Valga per voi e per il vostro rapporto con la diplomazia quello che De Gasperi diceva per lui e per il suo rapporto con la politica: ci sono molti che nella politica fanno solo una piccola escursione, come dilettanti . . . Ma per me, fin da ragazzo, era la mia missione.

Voi Ambasciatori siete consapevoli dell’importanza di vivere il servizio diplomatico come una vocazione orientata al mondo. E l’apertura verso il mondo per il nostro Paese è l’ossigeno vitale per la sicurezza e per la crescita.

Abbiamo scelto “sicurezza e crescita” come titolo quest’anno della Conferenza degli Ambasciatori. Perché “Sicurezza e crescita” sono i temi quotidiani del lavoro della nostra diplomazia, sono ciò che più ci chiedono i cittadini.

In un mondo in cui non esiste il rischio zero, il sistema italiano in questi anni ha tenuto. Abbiamo avuto la capacità di combinare solidarietà e sicurezza. Solidarietà: salvando migliaia di vite nel Mare Mediterraneo. Sicurezza: agendo con fermezza nell’identificare e contrastare gli estremisti e i terroristi.

In queste azioni per la sicurezza i diplomatici sono essenziali. L’immaginario collettivo indentifica i diplomatici come il “portale esterno” del nostro sistema. Ad esempio, quando si verifica un disastro all’estero, i diplomatici sono i primi a correre sul posto, ad accertarsi della presenza di italiani, e a prestare assistenza.

Solo nell’ultimo anno gli interventi della rete diplomatico-consolare a tutela degli italiani all’estero sono stati piu’ di 46.000 (dati 2016). Ricordo in particolare con grande gioia i momenti della liberazione e del ritorno in Italia di Del Grande, Provvisionato e dei due giornalisti nella Repubblica del Congo, ma ci sono tanti altri italiani tutelati e salvati dall’azione diplomatica.

I diplomatici fanno molto di più di interventi emergenziali. Le loro azioni sono fondamentali per prevenire i conflitti e per trovare soluzioni alle crisi.

Ad esempio, a chi chiede di costruire muri e chiudere le frontiere, la diplomazia, in modo paziente, risponde osservando che la sicurezza non si ottiene alzando ponti levatoi e che la chiusura delle frontiere finirebbe per sgretolare le fondamenta dell’UE; ossia l’organizzazione che più di ogni altra ha garantito all’Europa sessant’anni di sicurezza.

La nostra Unione è infatti come un edificio costruito con l’antica tecnica a secco. Una costruzione realizzata da blocchi di pietra disposti in modo da autosostenersi, senza l'uso di leganti esterni. Se però è tolta una sola pietra centrale, tutto l’edificio crolla.

Oggi la nostra sicurezza è soprattutto minacciata dalla distanza profonda tra l’Europa e la sponda sud del Mediterraneo. Per troppi anni tra Europa e Nord Africa si è consumata una frattura tra parole e cose, tra promesse e fatti, tra aspirazioni e realizzazioni.

Questa frattura è stata una delle ragioni per le quali in Europa non abbiamo saputo cogliere per tempo la realtà e le esigenze della società in trasformazione nel Nord Africa.

Una frattura tra due continenti che ha generato mostri violenti tra i terroristi islamici, ma che ha anche prodotto una pericolosa crepa tra realtà e demagogia populista all’interno dell’Europa. Un crepaccio che oggi rischia, se non vi poniamo urgente rimedio, di approfondirsi e di far sgretolare le nostre conquiste di settant’anni di pace e prosperità.

Per questa ragione, è ora più che mai fondamentale la missione del diplomatico. Abbiamo bisogno di voi per avvicinare le distanze politiche, economiche e culturali che separano l’Europa dall’Africa. Al posto dei muri, abbiamo necessità vitale di ponti! Non ci inganni il fatto che il Mediterraneo è un piccolo mare, in cui le due rive distano solo poche miglia l’una dall’altra. Siamo geograficamente vicini, ma politicamente ed economicamente la sponda Sud è ancora lontana, lontanissima dall’Europa.

Solo quando avremo avvicinato l’Africa all’Europa e spento insieme gli incendi che divampano nella sponda Sud e sul cui fuoco soffiano cinicamente i partiti populisti, solo allora potremo dirci davvero sicuri. E solo allora avremo messo in salvo, dagli attacchi dei populisti, il più efficace esperimento istituzionale della Storia moderna: l’Unione Europea. Per fare ciò, evidentemente, occorre agire insieme, senza illudersi che ogni Stato possa auto-isolarsi, costruendo tutto intorno a se’ un cordone sanitario nazionale.

Per questo, nella Dichiarazione di Roma del 25 marzo, per rilanciare il progetto europeo, abbiamo scritto “Agiremo insieme”. E a noi - italiani, francesi e spagnoli - spetta più di tutti l’iniziativa per agire insieme e ridurre la faglia politica apertasi nel Mediterraneo. Una faglia che alimenta intolleranza e discriminazione: ossia i maggiori fattori di rischio per la tenuta dell’Unione Europea.

E’ con questo spirito di iniziativa che l’Italia è ritornata in Libia. Siamo stati i primi a riaprire la nostra Ambasciata, perché la stabilità della Libia è la chiave della sicurezza del Mediterraneo. L’Italia sostiene l’unità della Libia e ha in questi mesi approfondito la collaborazione con il Consiglio presidenziale presieduto da Serraj, mantenendo al contempo aperti i canali di dialogo e di cooperazione umanitaria con l’est del Paese. Il fatto che oggi il Ministro Le Drian sia qui, per la terza volta in un mese in Italia, è indicativo di quanto Italia e Francia operino in modo sinergico per favorire la stabilizzazione libica. E siamo entrambi convinti che la fragilità delle istituzioni libiche, di cui stiamo pagando il conto soprattutto noi italiani, può avere un impatto devastante su altri Stati confinanti con la Libia. La posta in gioco è alta e significativi sono i rischi per la sicurezza europea, se non riusciremo a disinnescare per tempo le minacce poste dai poteri oscuri di mafie, trafficanti e terroristi che proliferano in alcuni Stati fragili della regione. Vi e’ un chiaro interesse a innalzare il livello di cooperazione in materia di sicurezza tra Paesi europei e quelli vicini alla Libia.

E’ con questa stessa consapevolezza che ho chiesto alla nostra diplomazia di usare tutti gli strumenti a loro disposizione per orientare la NATO anche a Sud e per lanciare con determinazione il progetto di Difesa Comune Europea, che non può che guardare a Sud.

E senza attendere i tempi di Bruxelles, alla Farnesina abbiamo ideato e realizzato nuove iniziative: come il Fondo Africa (di 200 milioni di euro) e la Conferenza di Roma sui Paesi di Transito dei flussi migratori. Ci tengo a ringraziare, in particolare, i Ministri Le Drian e Dastis per il loro convinto sostegno alla Strategia a favore dei Paesi di Transito che abbiamo definito insieme venti giorni fa proprio in questa stessa sala.

E’ una Strategia che punta sul rafforzamento dei confini meridionali della Libia con Niger, Ciad e Sudan, dove siamo molto ben rappresentati da giovani “Ambasciatori di frontiera”, che operano in prima linea senza la luce dei riflettori.

Con lo stesso spirito abbiamo segnato un cambio di passo anche nella Cooperazione allo Sviluppo: l'Aiuto Pubblico allo Sviluppo italiano è aumentato dallo 0,14% del Reddito Nazionale Lordo nel 2012 (2,1 miliardi di euro) allo 0,27% nel 2016 (4,6 miliardi). Lo abbiamo essenzialmente raddoppiato. Ne siamo orgogliosi e faremo di tutto per preservare questi fondi di civilta’ e di sicurezza dalla scure dei tagli di bilancio.

Vorrei citare, fra tanti impegni, quello in Iraq: dalla messa in sicurezza della Diga di Mosul alle forniture di beni scolastici per favorire il ritorno delle minoranze religiose, a settembre, nelle scuole che erano state chiuse da Daesh. E, lungo la stessa linea, abbiamo istituito alla Farnesina l'Osservatorio sulle minoranze religiose e sulla libertà religiosa. Perché la cultura, l’istruzione, “le punta delle matite” sono le armi più efficaci contro il terrore.

E’ una linea che abbiamo confermato anche in Consiglio di Sicurezza, con il sostegno della Francia. Con la Risoluzione 2347, per la prima volta, il Consiglio di Sicurezza ha adottato una risoluzione sulla protezione del patrimonio culturale nelle aree di conflitto.

L’altra missione della diplomazia - e tema di questa Conferenza - è la crescita.

Il multilateralismo, voi lo sapete bene, è lo spazio dove affermiamo i valori e le libertà universali, innate in ogni persona. E’ l’arena delle nostre battaglie più importanti a favore dei diritti umani, delle persone più fragili, dell’uguaglianza femminile, della protezione dei bambini, e dei diritti delle persone con disabilità.

Il multilateralismo è però anche la linfa vitale del commercio internazionale.

A differenza dei populisti, credo nel libero commercio. E ritengo quindi che il protezionismo non sia mai la risposta giusta. Soprattutto per un Paese esportatore come l’Italia, che conta sull’apertura dei mercati per la sua crescita.

Per sessant’anni l’UE, il più grande progetto multilaterale al mondo, ha creato le condizioni per i nostri scambi e per la nostra prosperità. Far parte del più grande blocco commerciale - costituito da 500 milioni di consumatori - ci rende più competitivi di fronte ad altre grandi economie come gli USA e la Cina. E ci protegge da tentativi di misure protezionistiche unilaterali che altri Paesi si astengono dall’adottare per paura delle possibili ritorsioni europee.

L’Unione Europea e’ un “club”, la cui quota di iscrizione offre: 1. Pace; 2. Condizioni per il benessere economico; 3. Difesa dei diritti umani; 4. Libertà di circolazione; 5. Una moneta unica che ci facilita la vita, i viaggi e gli affari; 6. Aiuti quando uno dei membri è in difficoltà: pensate ai recenti terremoti in Italia; 7. La libertà di vivere e lavorare in qualsiasi Paese del club. 8. Adesso nessuno paga piu’ il roaming per le telefonate da un altro Stato europeo. E la quota di iscrizione al “club”, per ogni cittadino europeo, è meno del costo di un caffè al giorno. Sono considerazioni, queste, che mi ha fatto piacere vedere circolare anche in rete, in una chat di giovani.

Certo, in Europa non tutto funziona al meglio. Noi in questi anni abbiamo “detto sì” alla politica degli investimenti e “no” alla grigia e burocratica austerity che ha represso la crescita. Ma non dimentichiamoci che l’euro ha garantito il valore delle case, dei risparmi e delle pensioni dei nostri cittadini. Se uscissimo dall’euro ci sarebbe il serio rischio di un dimezzamento del loro valore e della ricchezza degli italiani.

Inoltre, l’euro ci ha difeso dalla crisi finanziaria e ci offre tassi di interesse bassissimi che ci consentono di pagare i mutui e di finanziare la crescita.

Oggi siamo finalmente usciti da quella crisi. Nell’Eurozona il c.d. “indice di sentimento degli investitori” è al livello più alto dal 2007. L’Eurozona cresce a ritmi superiori agli USA. E anche l’Italia è tornata a crescere a ritmi sostenuti. Gli ultimi dati sull’economia italiana del Fondo Monetario Internazionale ci fanno piacere e confermano che abbiamo rimesso l’Italia sulla carreggiata giusta.

La diplomazia economica italiana contribuisce a questa crescita. Il suo impatto l’abbiamo dimostrato anche con i numeri: il valore del sostegno di Ambasciate e Consolati per l’aggiudicazione all’estero di gare e contratti alle imprese è più dell’1% del PIL, secondo uno studio indipendente di Prometeia.

La diplomazia economica apre i mercati. Quelli vicini come i Paesi dei Balcani Occidentali e i loro 20 milioni di consumatori, che vogliamo integrare nell’UE al più presto. Quelli lontani come la Cina e la Mongolia: abbiamo aumentato la penetrazione nel vasto mercato cinese; e abbiamo “conquistato” la terra di Gengis Khan, dall’anno scorso, con l’apertura di una nuova Ambasciata guidata da un giovane e dinamico Capo Missione.

La diplomazia economica è un impegno a 360 gradi. Cito solo gli ultimi successi ottenuti dalle imprese italiane all’estero con il sostegno diplomatico: un contratto ingente per la costruzione di un gasdotto che collega la Russia con la Cina, la finalizzazione della prima tranche della commessa di fregate italiane in Qatar, l’aggiudicazione delle gare per la rete ferroviaria di Buenos Aires e per la metropolitana di Sidney, la concessione di un’aerea per l’esplorazione e lo sfruttamento di un blocco di idrocarburi in Oman, il recupero nel Regno Unito di 1,3 miliardi di euro di fondi destinati alla bonifica degli stabilimenti ILVA. E quanti altri compiti collaterali, nel frattempo, ho chiesto ai diplomatici come interessarsi al caso del bambino Charlie Gard e far togliere Napoli dall’assurda classifica del Sun sulle citta’ piu’ pericolose al mondo.

In questi mesi, ho notato però che non tutti gli imprenditori sono consapevoli di quello che può fare la Farnesina per loro. E per questo mi sono messo anch’io “in marcia”: a Milano, Torino, Padova, Treviso, Udine, Pescara, Firenze, Napoli, Ancona, Bari e Bolzano, attraverso le iniziative “La Farnesina Incontra le Imprese” e il “Roadshow per l’internazionalizzazione”, per far conoscere i nostri strumenti.

Quello che chiedo oggi, a voi Ambasciatori, è di fare lo stesso: di non aspettare che gli imprenditori vengano da voi, di andare voi dagli imprenditori!

La novità di questa Conferenza degli Ambasciatori non è il B-to-B (Business-to-Business) che spesso gli Ambasciatori organizzano per le imprese, ma l’A-to-B (Ambasciatori-to-Business). Quindi, vi abbiamo organizzato una lunga lista di incontri A-to-B, che farete domani, in base alle specifiche richieste degli imprenditori.

E mi fa piacere che queste giornate di lavoro si concluderanno con incontri economici a Milano, ai quali anch’io vi accompagnerò.

Cari Ambasciatori, la politica estera ha cambiato velocità e deve costantemente fare delle scelte. Non conta piu’ dove si e’, ma cosa si fa. Non e’ tanto importante essere seduti al tavolo, anche perche’ i formati sono diversi e variabili, ma e’ fondamentale avere idee, essere intraprendenti e, soprattutto, capacita’ di iniziativa.

In questo tempo di velocita’, se si resta inerti, lo spazio vuoto e’ inevitabilmente colmato da qualcun’altro. Sono numerosi gli esempi degli ultimi mesi in cui questa legge, che la diplomazia condivide con la fisica, ha trovato conferma in politica estera.

Queste sono le mie convinzioni che guidano le mie scelte.

Se devo scegliere fra la costruzione di un muro o di un ponte, sceglierò sempre il ponte, perché è la via del dialogo e della sicurezza.

Se devo scegliere fra i dazi del protezionismo e il libero commercio, sceglierò sempre il libero commercio, perché è la via della crescita.

E ovviamente, sceglierò sempre la diplomazia e ne sosterrò la missione e i valori contro gli istinti rabbiosi e gli strepiti insensati dei populisti.

Concludo con un aneddoto molto caro a Leonardo Sciascia, scrittore delle mie terre, e relativo a un grande artista spagnolo che si affermò in Francia: Pablo Picasso. Quando Picasso dipinse la giovane Gertrude Stein, la ritrasse come una signora matura, eppure egualmente attraente. Agli amici che notavano che il ritratto non era somigliante alla Stein, il Maestro rispondeva: “lo diventerà”.

Io non ho la stessa preveggenza di Picasso, ma sono sicuro che se in Europa agiremo insieme, se sapremo unire visione e impegno concreto, se ridurremo le distanze nel Mediterraneo, potremo realizzare i più ambiziosi obiettivi e consegnare alle nuove generazioni una Unione Europea più matura e soprattutto più sicura e prospera. Anche perche’, se paragonata ai secoli passati dall’adozione delle prime Costituzioni democratiche europee, l’Unione Europea e’ ancora una giovane donna di appena 60 anni, che a me piace immaginare ancora piu’ affascinante e bella, quando sara’ piu’ matura.

Adesso, è con grande onore che do la parola al Signor Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.


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